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BERNARDO CERVELLERA

BERNARDO CERVELLERA

 

IL PRETE PIU’ TEMUTO DAI NIPOTI DI MAO:

“CIAMPI S’E’ PIEGATO AL REGIME CINESE”

 

Stefano Lorenzetto


      C'è un prete che tiene in ufficio una testa di Budda e un guerriero in terracotta di Xi'an accanto alle icone di Gesù  Cristo e della Madonna e va predicando di non porgere  l'altra guancia alla Cina. Non lo fa per cattiveria.  Semplicemente segue il consiglio di un vescovo cinese  costretto a vivere nelle catacombe: "I politici di Pechino  sono arroganti. Se vuoi rispetto, devi trattarli a pesci in  faccia come sono soliti fare loro. Accarezzarli equivale a  mostrarsi debole: ti disprezzano". Il prete è il missionario  P. Bernardo Cervellera.


      Padre Bernardo Cervellera non è un prete qualunque, ma un  sinologo. Uno che il Paese del Dragone l'ha girato in lungo  e in largo. Uno che per un anno è riuscito a insegnare sotto  mentite spoglie all'Università di Pechino prima d'essere  scoperto e cacciato. Uno che dal '97 ha la residenza a Hong  Kong e che in Cina potrebbe persino votare, anche se  conserva il passaporto italiano. Figurarsi che gioia, per  lui, vedere nelle scorse settimane il presidente della  Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, porgere l'altra guancia ai  cinesi che lo prendevano appunto a pesci in faccia e lo  costringevano, col ricatto economico, a promettere  solennemente che il nostro Paese si batterà perché l'Unione  Europea revochi l'embargo sulla vendita di armi alla Cina,  adot-tato nel 1989 in risposta alla sanguinosa repressione di  piazza Tiananmen.

 

     Sesto di otto figli di un operaio di Grottaglie ("per  battezzarmi i miei scelsero sul calendario il santo del  giorno in cui ero nato: la loro fantasia aveva esaurito i  nomi"), padre Cervellera lasciò la provincia di Taranto a 11  anni per seguire con la famiglia il papà che aveva trovato  lavoro a Sesto San Giovanni.

 

     "Non ho mai pensato di  diventare prete. Ero agnostico. A Milano ho studiato chimica  all'istituto Molinari e poi filosofia alla Cattolica. È  stato don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e  liberazione, a farmi ritrovare la fede. Una scoperta così  potente, così totalizzante che mi sono detto: ma io a questo  ideale sono pronto a consacrare tutta la vita! M'è venuta  prima la vocazione al celibato che quella al sacerdozio,  curioso no?".

 

     Ordinato prete nel '78, padre Cervellera è fedele anche a un  altro ordine, un po' meno sacro: quello dei giornalisti. A  Roma dirige Asianews, l'agenzia del Pime (Pontificio  istituto missioni estere) che con la sua fitta rete di  corrispondenti in ogni angolo del Medio ed Estremo Oriente  (da Gerusalemme a Bangkok, da Bagdad a Tokyo, da Bombay a  Seoul, da Islamabad a Manila) è stata la più tempestiva al  mondo nel "coprire" con notizie di prima mano la catastrofe  dello tsunami. Il reverendo direttore è abituato a parlare chiaro. Quando  nel '99 guidava Fides, l'agenzia di stampa che risponde  direttamente al dicastero missionario della Santa Sede, gli  saltò in mente di chiedere pubblicamente al presidente  cinese Jiang Zemin che fine avessero fatto il vescovo di  Baoding e il suo ausiliare, spariti nel nulla tre anni  prima.

 

      "Le idee esposte da Fides sono opinioni personali di  padre Cervellera e se ne assume lui tutta la  responsabilità", dettò ai giornalisti un irritatissimo  Joaquín Navarro Valls, portavoce del Papa, preoccupato di  non pregiudicare i già precari rapporti fra regime comunista  e Vaticano. Finì che l'assai poco diplomatico Cervellera fu  sollevato dall'incarico, ufficialmente per scadenza naturale  del mandato. Il tempo di consolarsi pubblicando qualche libro, fra cui  Dio è dalla parte della donna, scritto in inglese, Libano,  la pace futura e Missione Cina, ed era già al comando  dell'agenzia Asianews, fondata nell'87 da un altro  leggendario prete giramondo, Piero Gheddo, molto seguita in  sedi diplomatiche, università e redazioni. Lui l'ha aperta a  tutti lanciando il sito http://www.asianews.it/ in tre lingue:  italiano, inglese, cinese.


     Chi vi legge in Internet?

 

     "Il 60% sono lettori di lingua inglese, il 30% italiani e il  10% cinesi. Solo che le autorità di Pechino ogni tanto ci  oscurano il sito, soprattutto quando affrontiamo tematiche  sensibili".


      Tipo?

 

     "Basta che compaiano tre parole - persecuzioni, Tiananmen,  Taiwan - e interviene subito la censura. Per capire quanta  democrazia c'è in Cina, mentre stavo là digitavo "democracy"  sul motore di ricerca Google: usciva la videata dei  risultati ma era impossibile aprire le relative pagine.  Comunque i cinesi sono bravissimi ad aggirare gli ostacoli e  ad arrivare lo stesso ai nostri server che si trovano negli  Stati Uniti".


      E in un Paese così poco democratico lei come ha fatto nel  '95 ad avere una cattedra all'Università di Pechino?

 

     "Con un po' di tresche. Ovviamente non dissi che ero un  prete. L'insegnamento è vietato ai sacerdoti. Il contratto  con la facoltà di storia sarebbe dovuto durare tre anni".


      Per quale materia?

 

     "Storia della civiltà occidentale. Un giorno mi ha convocato  la commissaria politica dell'ateneo: "Non abbiamo bisogno di  lei", e ha strappato il contratto. La polizia mi ha dato 48  ore per lasciare Pechino, altrimenti sarei stato espulso.  Sono riparato a Hong Kong, che era ancora colonia  britannica".


      Com'è la Cina di oggi?

 

     "Stufa del comunismo, di "servire il popolo" e di tutte  quelle balle lì. La gente ha capito che l'unico servizio il  marxismo l'ha reso ai capi di partito, consentendo loro di  arricchirsi a spese delle masse. Ciò nonostante i gangli  vitali del sistema - il Pcc e l'ateismo - resistono. Il  cristianesimo e i valori occidentali sono visti come  "spiritual pollution", contaminazione, e il Papa come fumo  negli occhi".


      Ma questo nuovo leader, Hu Jintao, non dicono che è  riformista?

 

     "Riformista? Lui sostiene che la democrazia non è fatta per  la Cina. Propugna, come i predecessori, il centralismo  democratico, cioè la supremazia del partito. Il governo  comunista non transige neppure sulle nomine dei vescovi, che  devono andare bene innanzitutto al Pcc. Negli ultimi  vent'anni ha cercato di creare una propria Chiesa nazionale,  facendo nominare solo i presuli scelti dalle associazioni  patriottiche anziché ordinati dal Papa. Ma ora l'85%  dell'episcopato ha chiesto perdono a Roma, è tornato in  comunione col Santo Padre".


      La Cina è davvero vicina, come profetizzava il film di  Bellocchio nel '67?

 

     "Vicinissima. È il mercato più importante del mondo, detta  le leggi della concorrenza a livello planetario. Ma è una  super potenza fragile, priva di petrolio, che dipende  dall'estero per l'energia. Le banche si appoggiano a  prestiti dello Stato. E lo sviluppo poggia su uno  sfruttamento spaventoso dell'uomo. I muratori che  costruiscono i fastosi monumenti della moderna Shanghai,  come il Jinmao, la torre del Commercio dorato che con i suoi  421 metri è l'edificio più alto della Cina e il terzo al  mondo dopo le torri Petronas di Kuala Lumpur e la Sears  tower di Chicago, non ricevono lo stipendio dalle ditte. Il  paradiso dei lavoratori è diventato un inferno.  L'inquietudine sociale è altissima. La frattura enorme fra  ricchi e poveri provocherà una rivoluzione cento volte più  violenta di quella condotta da Mao".


      I ricchi chi sono?

 

     "Non certo gente che si fa il mazzo come i nostri sciur  Brambilla. Sono i figli di papà. Vengono chiamati xiao zi, i  principini. Vanno a studiare negli Stati Uniti, ereditano le  posizioni di rendita occupate dai genitori durante la  rivoluzione culturale, hanno il monopolio sui commerci con  l'estero, eludono le imposte doganali. Si sono accaparrati  le imprese statali vendute ai privati per effetto della  liberalizzazione, sfruttando leggi create ad hoc dai loro  parenti per fregare ai lavoratori i diritti acquisiti".


      Tanto diffusa è la corruzione?

 

     "Il professor Hu Angang, ricercatore dell'Accademia di  scienze sociali, calcola che fra ruberie, tangenti e frodi  vengano sottratti annualmente al Paese qualcosa come 150  miliardi di euro, pari al 14% del prodotto interno lordo.  Con i soldi si compra tutto: laurea, passaporto, moglie. La  bustarella è regola universale. Quando c'ero io i funzionari  statali s'accontentavano di una borsa in pelle di Gucci,  adesso pretendono la Mercedes. Il compagno presidente lancia  ogni anno la campagna anticorruzione, ma i miei amici di  Pechino ridono: "Come fa una persona a tagliare il suo  stesso braccio?", dicono. È il partito che è corrotto".


      Bastano i dazi, come invocano i leghisti, per tenere a bada  la concorrenza cinese?

 

     "No".


      Lei che propone?

 

     "Io pretenderei dalla Cina il rispetto degli standard  internazionali. Se non li applicano, boicotterei le sue  merci. Fra questi standard, includo la libertà religiosa,  perché da essa promanano le altre libertà: di pensiero, di  stampa, di associazione".


      Che cosa dobbiamo aspettarci dalla Cina? Che diventi entro  il 2020 la prima potenza economica del pianeta, come  pronostica la Banca mondiale, o che collassi?

 

     "Mi aspetto che crolli. Per stare in piedi questo gigante  d'argilla sta cercando di rafforzare la vigilanza militare.  Dice niente che siano stati istituiti nuclei antisommossa in  tutte le città, quando per mantenere l'ordine pubblico prima  bastavano l'esercito di liberazione, la polizia e la guardia  civile? Ma l'Occidente, che vede nella Cina la fabbrica del  mondo, anziché aiutare questa gente a liberarsi pensa solo a  sfruttarla ancora di più".


      Mi parli dei nostri imprenditori che delocalizzano la  produzione, spostandola dall'Italia alla Cina.

 

     "Dico loro che dovrebbero investire solo in presenza di  precise clausole etiche su stipendi, sicurezza, mense,  persino sulle camerate, perché oggi gli operai cinesi sono  costretti a dormire accanto alle macchine fra un turno e  l'altro. State attenti, capitalisti: non potete avere come  unico obiettivo il profitto. Fatevi amica la popolazione,  non i corrotti di Pechino. I governi passano, la gente  resta".


      Il reddito pro capite dei cinesi è raddoppiato in soli 10  anni. Il Giappone ha impiegato 43 anni per conseguire lo  stesso risultato, gli Stati Uniti 47, la Gran Bretagna 58.  Come lo spiega?

 

     "Con lo schiavismo. La Cina conta 120 milioni di arricchiti,  900 milioni di miserabili e 300 milioni di persone alle  quali è impedito di fare tre cose insieme - mangiare,  vestirsi, abitare - possono sceglierne una sola. L'operaio  cinese lavora 15 ore su 24, ha un solo giorno di riposo al  mese e la sua paga oraria è di 250 delle vecchie lire  italiane. Ben 13,3 milioni di lavoratori sono bambini fra i  10 e i 14 anni. I sindacati liberi non esistono. Nel 2001  gli incidenti mortali sul lavoro sono stati 800.000. Molto  spesso gli infortuni non vengono neanche segnalati: per  legge vanno denunciati solo quelli con oltre 10 vittime".


      Spaventoso.

 

     "Metà della popolazione in tutta la vita non riesce a farsi  visitare da un medico, e non certo perché scoppi di salute.  Il 60-80% dei cinesi muoiono perché non possono permettersi  cure sanitarie".


      Quando non vengono messi a morte per legge.

 

     "Il governo comunista detiene il record mondiale delle  esecuzioni capitali: ufficialmente 6.500 lo scorso anno, in  realtà oltre 10.000. Secondo Human Rights Watch, i bracci  della morte nelle carceri sono diventati celle frigorifere  di organi per i trapianti".


      Ma non gli sparano un colpo alla nuca? Il prelievo di organi  per trapianti può avvenire solo a cuore battente.  

 

     "Ora non più. Le esecuzioni si fanno con la siringa. E le  camere della morte sono montate su camion che possono  agevolmente raggiungere gli ospedali bisognosi dei "pezzi di  ricambio".


      Per quali reati può essere inflitta la pena capitale?

 

     "Sono 68, inclusi la frode fiscale e lo sfruttamento della  prostituzione. I tribunali hanno un potere assoluto e  rispondono di fatto ai segretari locali del partito".


      Che vengono eletti come?

 

     "Non eletti: nominati. Dal governo centrale. È un sistema  feudale, fatto di vassalli, valvassori e valvassini, dove si  può essere giustiziati per un nonnulla: nei giorni scorsi  Liu Xiaolan, una donna arrivata a Guangzhou dalla campagna,  è stata uccisa a botte da sette commessi di un grande  magazzino, su ordine del loro capo-servizio: aveva rubato 20  yuan di latte in polvere. L'equivalente di 2 euro per una  vita".


     Faceva meglio a restarsene al paesello.

 

     "Le prospettive di sopravvivenza dei contadini non sono  certo migliori. Devono pagare tasse sugli animali posseduti  e su quelli macellati, sui parti delle scrofe, sui ruscelli,  sulle strade, sull'educazione. Chen Jingcang, un agricoltore  di 51 anni che nello Shaanxi stava pascolando la mucca su un  campo d'avena di sua proprietà, è stato tassato da un  fantomatico "Ufficio per l'imbellimento della città" per  "non aver rispettato la bellezza del verde": 200 yuan.  Siccome è riuscito a racimolarne solo 50, la sera del giorno  dopo dieci impiegati lo hanno ammazzato a bastonate".


      Dimentica l'imposta sulla procreazione.

 

     "Il figlio unico è stabilito per legge. Sul secondo figlio  si paga una tassa salata. La selezione dei bimbi è praticata  mediante aborto o soffocamento in culla: l'Organizzazione  mondiale della sanità calcola che dall'80 a oggi siano  sparite in tal modo 50 milioni di bambine. Tant'è vero che  la proporzione oggi è di 120 maschi ogni 100 femmine,  addirittura 140 su 100 nello Guangxi, contro una media  mondiale di 106 a 100 e una media europea di 95 a 100".


      Ci sarà pure qualcosa di positivo da quelle parti.

 

     "Il popolo. I cinesi all'inizio sembrano freddi, diffidenti,  ma quando hanno capito chi sei ti aprono il cuore e la casa.  I pechinesi, poi, sono aristocratici, cordiali, eleganti.  Gente così non merita una simile leadership".


      Quanti cattolici ci sono in Cina?

 

     "Quindici milioni, molto uniti fra loro".


      Come vivono?

 

     "Nelle grandi città riescono a mimetizzarsi. Vanno a messa  alle 6 del mattino e poi in fabbrica. Le persecuzioni più  dure avvengono nelle campagne, dove sono facilmente  individuabili. Di recente sono venuto in possesso di un  documento dell'Istituto di propaganda che ordina di  rafforzare l'insegnamento dell'ateismo come religione di  Stato. È vietato parlare di fede ai ragazzi prima dei 18  anni. Per il catechismo fino a quell'età sopperiscono i  genitori. Ai seminari è imposto l'obbligo di inserire il  marxismo fra le materie. Ciò nonostante ogni anno si  registrano 150.000 conversioni adulte. I vescovi sono 117,  di cui una settantina riconosciuti dal governo. Tre sono  scomparsi nelle prigioni e di loro non si sa più nulla da  anni, altri dieci vivono agli arresti domiciliari. Le  persecuzioni colpiscono tutte le religioni. Nella sola  provincia dello Zhejiang in un anno il governo ha abbattuto  con i bulldozer più di 450 fra chiese cattoliche e  protestanti, templi buddisti e taoisti".

      Possibile che il nostro presidente non abbia sentito il  dovere di alzare la voce sui diritti umani calpestati?

 

     "È significativo ciò che ha scritto Sergio Romano sul  Corriere in risposta a un lettore: "Che cosa sarebbe  accaduto se Ciampi avesse rimproverato ai suoi interlocutori  la persecuzione dei dissidenti o lo sfruttamento del lavoro  minorile? Avrebbe perduto qualche buon affare a vantaggio  dei nostri concorrenti".


      Realpolitik.

 

     "Prima dello sbraco totale, con la cancellazione  dell'embargo sulle armi, a Pechino il capo dello Stato è  andato persino a prosternarsi nel Tempio di Confucio. Ma s'è  ben guardato dal visitare il Tempio dei Lama che dista  appena 100 metri. Mi ha stupito. E dire che si proclama  cattolico e amico del Papa. Era domenica: anche in forma  privata, senza fanfara, avrebbe potuto entrare in una chiesa  cattolica".


      Occhio. Le è già capitato di perdere la direzione di  un'agenzia...

 

     "Sono contento. Adesso la sala stampa vaticana e Navarro  Valls tutte le volte che arrestano un vescovo ci-nese  lanciano un appello per la sua liberazione".


      Visitare il Tempio di Confucio è un atto politico?

 

     "Non per nulla il governo finanzia le scuole di  confucianesimo, una dottrina morale che esalta il valore  dell'obbedienza verso le autorità costituite e il rispetto  del ruolo che ti viene assegnato nella società".


      Com'è possibile che questo Paese sia passato dalla lunga  marcia di Mao, dal libretto rosso, dalla rivoluzione  culturale, alla richiesta ufficiale di celebrare in Cina il  concorso Miss Universo 2005?

 

     "Come ha fatto il maoismo a imporsi? S'è presentato come la  religione di un semidio, Mao, che faceva il bello e il  cattivo tempo, permetteva ai cavoli di crescere rigogliosi e  in privato viveva come un imperatore. Un dio taoista, da  pregare, ma anche un dio buddista, con quel suo predicare  l'abnegazione verso il popolo, la sobrietà, la frugalità  monastica. Così ha attecchito il marxismo. Quando i cinesi  hanno capito che il "grande balzo in avanti" aveva provocato  solo milioni di morti, la fiducia nei poteri taumaturgici  dell'imperatore è crol-lata. Il resto viene per reazione e  passa attraverso la riscoperta dell'individualità a lungo  repressa. Pensi solo alle cure estetiche: le nuove  generazioni vanno dai chirurghi per farsi allargare gli  occhi a mandorla e rimodellare il naso, in modo da averlo a  punta, alla francese. La ricerca religiosa diventa un  anelito di assoluto dentro questa umanità".


      Mi sa dire perché, stando a un sondaggio della Bbc inglese,  i cinesi risultano i più ottimisti del pianeta e gli  italiani i più pessimisti?

 

     "I cinesi, cresciuti nel taoismo, vedono nelle cose che  vanno storte un incentivo a raddrizzarle. In più sono un  popolo giovane che torna a credere in Dio dopo oltre mezzo  secolo di comunismo. Gli italiani invece stanno diventando  atei e materialisti, hanno strappato via le radici della  loro speranza, sono spaventati persino dall'idea di fare un  figlio. Per noi profitto e carriera non sono nemmeno più  scopi di vita, ma solo squallidi passatempi nell'attesa che  venga il nulla".


                                                                                                                              Il Giornale 6.2.2005



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