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CONTEMPLAZIONE

CONTEMPLAZIONE

04. 11. 04

 

Il desiderio della felicità e la realizzazione di me stesso nel traboccare della libertà, cioè di me stesso, si maturano nell’amore.

Non si tratta di un seme che mi sia stato donato perché lo gestisca mettendolo a dimora nel mio cuore e lo coltivi, sono io stesso quel seme a cui tocca l’impresa di germogliare e dare frutto.

Se considero il seme come cosa mia distinta da me corro il pericolo di rimanere incapace di crescere, potrò diventare saccente ed antipatico, il Pierino della classe.

Quando capisco che il seme sono io, mi consegno alla bellezza di quanto mi sta intorno e mi lascio modificare senza sapere in anticipo che cosa diventerò mi accorgo di essere portato senza fatica da Qualcuno che mi conosce e mi ama più di quanto sia capace di fare da me stesso.

L’impegno che tocca a me sta nell’imparare l’arte della contemplazione, nella quale coltivo l’amore in una prospettiva capace di andare oltre il sentimentalismo dei sogni adolescenti per cercare lo spessore esistenziale della persona che amo.

Nel sentire corrente la parola contemplazione sembra di provenienza esoterica, adatta ad ambienti rarefatti come gli eremi o i monasteri. Forse per questo non invoglia tanto la ricerca.

In realtà si tratta di un esercizio piuttosto facile, accessibile a persone di ogni categoria quale che sia la condizione del loro vivere.

Si procede in questo modo: si pone mente ad ogni barbaglio di luce che rischiara il volto di una persona e ad ogni altro particolare per quanto piccolo che si riesca a cogliere. Di solito si tratta di messaggi rapidi quanto il battere delle ciglia. Possono essere affascinanti o banali o pure irritanti.

A partire da quei dettagli si risale al soggetto che ne è titolare verso la ricerca della sua unicità e della sua solitudine. Mi dovrò rendere conto che mi trovo di fronte ad un altro me stesso fatto in modo diverso da me.

La struttura elementare ed irriducibile della persona è data dal fatto che appartiene a se stessa per diritto inalienabile originato dal dono di Dio. Occorre trattenersi a mollo nell’orazione, vale a dire in dialogo con il Creatore tenendo per un po’ di tempo la cosa nel cuore esattamente come si tiene in bocca un cioccolatino perché si lasci conoscere dando fuori tutto il suo sapore.

La seconda parte dell’operazione consiste nel trovare le parole capaci di comunicare ogni novità percepita. La fatica vale bene la candela. Realizza un triplice obiettivo: porta a compimento la conoscenza, da stabilità al cuore e sorprende il partner a cui la parola nuova è donata.

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